N°3

26 febbraio – 11 aprile 2010
Passau, pectrumKIRCH

Soggetto di dolore infinito, scandito nella successione delle quattordici “stazioni”, passaggi obbligati, attesi e temuti nella loro tragica progressione, la Via Crucis della tradizione cristiana può essere per l’artista una prova significativa, sia dal punto di vista narrativo, sia per l’aspetto formale ed espressivo, attraverso il quale l’interiorità si mette in dialogo con i valori universali della fede.
Nel 2001 Armando Fettolini, sollecitato dalla riflessione sul testo del card. Camillo Ruini “La via crucis del «Secolo Breve» , nata nel contesto del Congresso Eucaristico Nazionale del 1977, e ripresa e pubblicata nel 1998. 
In quel Secolo Breve è chiaro il riferimento all’omonimo saggio dello storico Eric Hobsbawn , volto a mettere in luce i cambiamenti radicali che nel giro di pochi decenni, con impressionante rapidità, hanno trasformato senza ritorno il mondo. Armando Fettolini si accosta al tema in modo diretto, senza formalismi o cedimenti ad un aspetto puramente devozionale. Vede in quei quattordici passaggi la storia universale dell’umanità, sconvolta e rappresentata dalla croce, insistito e dominante segno che percorre ossessivamente l’intero racconto per immagini. Nella rapidità e concisione del segno esprime quel senso di immediatezza, di estrema volubilità e precarietà del nostro tempo, in cerca di certezze perdute.
Le presenti carte, montate su tavola, costituiscono la prima realizzazione di un progetto che successivamente darà corpo alla omologa Via crucis polimaterica su legno, dal 2003 confluita nella Collezione Arte e Spiritualità di Concesio (Brescia), simile nell’impianto formale, estremamente diversa nel cedere alla materia e al colore il peso del messaggio espressivo.
In questa prima realizzazione prevale invece con forza il segno grafico, pesante nella compattezza del nero, e concitato, di una gestualità che rivela la partecipazione drammatica dell’autore, coinvolto emotivamente in prima persona nella narrazione. 
Nella successione delle scene i personaggi, svuotati di corporeità, vivono e soffrono ben riconoscibili in silhouette ricche di pathos. Emerge la scelta espressiva di Armando Fettolini, che asciuga con decisione le forme puntando all’essenziale, ai limiti dell’informale ma contemporaneamente saldato con forza alla figura come elemento di dialogo e di messaggio.
Ne deriva un contesto, in cui le scene sono ambientate, di colore basso, monocromo, che evoca la carne, l’essenza dell’umanità in gioco nella redenzione attraverso Cristo.
Cicatrici dell’anima, della mente e del cuore, le scene segnano indelebilmente la loro via già scritta, il percorso verso la croce, segno universale di morte e di redenzione da fare proprio attraverso la contemplazione discreta, non invasiva.
La Via crucis di Armando Fettolini si propone come un suggerimento di preghiera, accogliendo la grande lezione di Henri Matisse nel suo capolavoro sacro della Cappella di Vence, dove è proprio il fedele in preghiera il protagonista assoluto, cui l’arte ha il compito di fornire, con estrema sobrietà, il giusto clima e supporto. 

Carmela Perucchetti

 

artisti:
Armando Fettolini