N°7

26 febbraio – 11 aprile 2010
Passau, spectrumKIRCHE

Il percorso artistico di Andrea Cereda si distingue per il bisogno di segnare con forza l’oggi, il momento contemporaneo in cui ci troviamo a vivere, ognuno con la propria specificità di storia, sentimenti, cultura, ambizioni e povertà.
Il desiderio di parlare un linguaggio assolutamente adeguato al tempo presente ha guidato le scelte dell’artista, grafico e disegnatore di alta espressività, perennemente alla ricerca della massima adesione ai codici simbolici della contemporaneità..
La genesi di questa Via Crucis, che ha occupato un anno per la sua traduzione definitiva in percorso visivo, è paradigmatica di questa voglia di interpretare, attraverso il linguaggio “oltre il tempo” del percorso di Cristo da Pilato al Sepolcro, il dolore umano e lo scandalo sempre nuovo e senza appello che la morte ingiusta di ogni uomo porta in sé.
Il dolore di Cristo è scandito dalla tradizione nelle quattordici tappe, codificate da passaggi narrativi di umanissima pietà popolare, ripetute nel tempo in modalità spesso svuotate di pathos, cui Cereda sente di dover restituire la forza drammatica di una vicenda vera e sempre attuale, quella di una morte ingiusta quanto voluta, senza esitazione o ripensamenti. 
La scelta dei materiali diventa prioritaria, obbedendo all’urgenza di toccare le corde di una civiltà dell’immagine costruita sulla materia, addirittura sulla sua decadenza e sul deterioramento di ogni cosa, come tutto destinata a finire. Così lamiere ormai inutilizzate, da discarica, tagliate, corrose, saldate, assemblate diventano segno significante della via dolorosa, ad esse è dato di rendere il dramma estremo del racconto di morte, con la forza del gesto dell’artista che piega la materia con sicurezza, la domina per infondere in essa il messaggio simbolico, leggibilissimo, nella ripetizione di moduli iconografici della tradizione.
Cereda dona ad ogni stazione confini precisi, formati da frammenti di tondino in ferro incrociati tra loro: anche qui, l’aver usato l’anima del cemento armato, dura materia da costruzione di oggi, diviene messaggio di duplice forza: sostiene la narrazione, la innerva e nel contempo segna di croci i confini stessi dello spazio, delimitando un campo anche spirituale ed interiore. Una narrazione che, adottando un linguaggio universalmente riconoscibile, segue contemporaneamente i ritmi di una sofferta meditazione interiore. Così, le tre cadute di Cristo sotto la Croce non sono ripetizioni, ma le reiterazione di una pena sempre più grave; nell’incontro con le donne di Gerusalemme, il silenzio della condivisione del dolore si manifesta nella fissità dei frammenti; il velo della Veronica rivela ancora, dopo oltre duemila anni, la sconvolgente icona di Cristo; nella Crocifissione, il gioco delle ombre sulla parete restituisce le forme dei corpi dei condannati e il sepolcro accoglie, nel colore della terra, il corpo finalmente pacificato di Gesù.
Infine, a definire i contorni di verità del dramma, il corredo di didascalie cercato e proposto da Andrea Cereda, crude immagini fotografiche che colgono la peggiore violenza perpetrata nei nostri tempi, ma forse anche in ogni tempo, verso l’umanità diseredata, calpestata, offesa, che nel sacrificio di Cristo continua a trovare, in piena verità, la propria possibilità di redenzione.

Carmela Perucchetti

 

artisti:
Armando Fettolini