N°22

13 – 27 aprile 2013
Brescia, San Zenone all’Arco

Per la prima volta a Brescia, nella cornice di San Zenone all’Arco, espone uno dei più riconosciuti e rappresentativi maestri della pittura milanese.
Entrare nel mondo pittorico di Giovanni Teruzzi consente di ripercorrere non solo il pensiero di un artista che vuole affidare al colore il ruolo di fondamentale codice espressivo, ma anche di riavvicinare, per assonanze cromatiche e per la scelta del linguaggio informale, molta parte della cultura visiva lombarda. In tempi e modi diversi, Giovanni Teruzzi è entrato in contatto con alcuni tra i grandi maestri, come Ennio Morlotti, Afro, Umberto Lilloni, che hanno segnato il Novecento trasformando il concetto di pittura di paesaggio da osservazione e riproposizione del dato reale a definizione soggettiva di un mondo interiore.
L’opera di Teruzzi mostra questa costante tensione in modo esemplare. I primi paesaggi, nitidi e definiti, a partire dagli anni Settanta si evolvono nel segno di un chiarore di fondo che toglie progressivamente peso ai dettagli, dando inizio ad un lavoro di sottrazione sempre più necessario, fino alla definitiva scelta informale. Talora, nel processo di semplificazione informale Giovanni Teruzzi torna a costruire paesaggi rinnovati dalla percezione del ricordo sfumato dal tempo, mentre l’uso del bianco, assorbito dalla lezione chiarista, diventa elemento pacificante di un modo di dipingere rarefatto, apparentemente slegato dalla realtà, ma saldamente affidato ad impasti cromatici equilibrati e armoniosi.
Sottili grafismi accompagnano, agganciando tra loro le masse colorate, la definizione delle forme, rendendole dolcemente dinamiche nel contesto informale, facendo affiorare per accenni sottili, profili di campi, di acque, di orizzonti lontani.
Una pittura che si inserisce nel versante più lirico dell’informale, lontano da eccessi gestuali o espressionistici, alla ricerca di una nuova possibile via di conoscenza del mondo.

Carmela Perucchetti

 

artisti:
Giovanni Teruzzi